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Green Pass e Privacy: guida rapida a dati, controlli e “pericoli” della certificazione verde

Indice

GREEN PASS E PRIVACY: le cose da sapere riguardo a dati e controlli della certificazione verde

Uno dei temi più caldi di questi giorni riguarda green pass e privacy, in particolare riguardo al suo imminente utilizzo anche in ambito lavorativo. In questo articolo abbiamo cercato di raccogliere le domande più comuni riguardo la certificazione verde

Partendo dalle origini… cos’è il green pass?

È una certificazione in formato digitale e stampabile, emessa dalla piattaforma nazionale del Ministero della Salute, che contiene un QR Code per verificarne autenticità e validità.

Green pass e privacy: che dati contiene?

I dati contenuti nel Green Pass sono molti anche se non del tutto visibili e sono disponibili per intero nel documento dell’unione europea; il green pass contiene principalmente nome, cognome e data di nascita che servono per identificare il soggetto e contiene anche dati relativi alla malattia di riferimento (il Covid-19) alla tipologia di vaccino, al produttore del vaccino ed il numero di lotto oltre alla data di effettuazione del vaccino. Se il green pass viene effettuato con tampone, invece, lo stesso conterrà dati relativi alla tipologia di test, produttore, soggetto che ha effettuato il test, la data ed il risultato.

In caso di Green Pass per chi è guarito dal Covid-19, i dati contenuti riguardano la data del primo tampone risultato positivo, lo Stato che ha registrato il tampone, l’ente certificatore, la durata di validità del certificato.

Con che strumento si controlla?

Non tutti i dati registrati nel green pass sono visibili a chi controlla il certificato e per questo il governo ha messo a disposizione un app dal nome “VerificaC19 per il controllo degli stessi. L’applicazione rispetta il principio di privacy by design ponendo molta attenzione alla protezione dei dati personali.

Il Garante per la Privacy ha dato il suo parere favorevole dichiarando che l’applicazione non raccoglie nessun tipo di dato. Per questo non ci saranno elenchi o registrazioni delle persone che sottopongono a verifica il proprio codice. Sintetizzando chi controlla non vedrà nessuna nostra informazione ma verificherà soltanto l’idoneità del certificato, oltre che al nostro nome, cognome e data di nascita.

A chi spetta il controllo?

Il controllo dei green pass spetta agli esercenti, ai datori di lavoro o alle persone dagli stessi nominate. Per le pubbliche amministrazioni è disponibile una piattaforma per il controllo dal nome “Verifica Green Pass”, anch’essa rispetta il principio di privacy by design e mostra solo la validità del certificato.

Green pass e privacy: chi controlla può salvare i dati?

Come spiegato precedentemente nessuno può conservare questi dati. Sarà quindi necessario che chi eseguirà questi controlli sia istruito correttamente, anche sul rispetto della privacy. La norma dice in modo chiaro che non deve essere raccolto nessun dato.

Oltre al green pass occorre mostrare la carta d’identità?

Il testo cita che può essere richiesto un documento se ci sono dubbi sull’identità dell’individuo. Non è dunque un documento obbligatorio ma può essere richiesto.

Perché è pericoloso condividere il nostro Green Pass?

Condividere sui social o via chat il QR Code del Green Pass è pericoloso in quanto i nostri dati possono finire nelle mani di cybercriminali, che potrebbero successivamente rivendere lo stesso. Il QR Code, condiviso in una foto, potrebbe essere salvato ed utilizzato da altri per l’accesso nelle strutture che lo richiedono, non essendoci l’obbligo di richiedere il documento d’identità.

L'autore
Fabio Zambianchi
Fabio Zambianchi
Esperto nella gestione privacy e sistemi di certificazioni ISO
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